Cosa può fare il micio con la sua intelligenza? Prima di tutto impara in maniera estremamente rapida, adattandosi così ai cambiamenti dell’ambiente. E poi dimostra di possedere una memoria infallibile. Di recente, Jules Masserman e David Rubinfine, ricercatori della Facoltà di Psichiatria dell’Università di Chicago, hanno addestrato un gruppo di gatti a contare. Utilizzando dei recipienti contenenti leccornie, che si possono aprire soltanto premendo un pedale un determinato numero di volte, i ricercatori hanno osservato che in pochissimo tempo i gatti imparano il corretto numero di operazioni per ottenere la ricompensa. Un risultato importante, che è servito anche per capire come sia possibile imparare a contare senza possedere un linguaggio vero e proprio. Studi del genere pongono le basi per un ipotetico insegnamento dell’aritmetica ai bambini in modo completamente diverso, ossia non verbale.
Ma siamo sicuri che i gatti non possano anche parlare? In verità lo fanno ogni giorno, perché il loro miagolio è un sistema di comunicazione rivolto esclusivamente al padrone. E’ come se il micio si fosse accorto delle nostre difficoltà e avesse deciso di “parlare” come facciamo noi, usando la voce. Tra di loro infatti i gatti vocalizzano raramente e solo i piccoli lo fanno quando chiamano mamma gatta. Il nostro micio, che ci considera un po’ come i suoi genitori, usa quindi una vasta gamma di suoni per richiamare l’attenzione, quando ha fame, quando vuole uscire di casa, quando vuole semplicemente salutarci o quando un oggetto di casa è fuori posto e ha sconvolto la sua routine. Negli anni ’30 la psicologa Mildred Moelk aveva individuato sedici diverse espressioni vocali che i gatti riservano ai padroni, e recentemente la ricercatrice Patricia McKinley ne ha scoperti addirittura 23.
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